Taranto, nasce consorzio tra imprese per rilanciare porto ed economia del mare

Il Sole 24 Ore

Fanno parte del consorzio le società Barion, Vincenzo Caffio, Mantua & De Iacovo Shipping, Melucci Shipping, M-Log Italia, Nicola Girone della famiglia Gennarini - nome molto noto in ambito portuale - e Pentashipping. Altre due imprese hanno chiesto di entrare nel consorzio, si stanno studiando alleanze con imprese portuali, e c'è già l'adesione di una serie di operatori: 14 raccomandatari marittimi, 3 spedizionieri doganali, 2 periti navali e un broker marittimo. Lanciata una proposta di collaborazione ai grandi committenti del porto a partire dall'Ilva. In proposito i rappresentanti del consorzio evidenziano che i commissari dell'Ilva, dopo venti anni di rapporti definiti difficili col gruppo Riva - rapporti che hanno avuto anche risvolti giudiziari -, hanno “finalmente cambiato passo nei confronti degli operatori di Taranto, assegnando loro opportunità pratiche e riservando ai professionisti del porto la giusta considerazione. Ora agli imprenditori locali - si afferma - spetta essere parte attiva dei cambiamenti, anche abbandonando la paura di investire, per assumere sfide e crescere”.

E proprio grazie alle aperture di clienti come l'Ilva che sono stati reinseriti al lavoro una dozzina di addetti che, “a causa delle vicissitudini degli ultimi mesi, avevano perso il proprio impiego”. Fatto positivo, si evidenzia, perchè “ci sono capacità, esperienze e valori”. Ma il progetto sul quale si lavorerà da ora in poi è il rilancio pieno del porto di Taranto e dell'economia del mare. Coinvolgendo anche l'opinione pubblica, si punta alla “riqualificazione effettiva del rapporto tra città e mare, quest'ultimo inteso come strumento di crescita e di sviluppo”. L'idea di fondo è “ad ovest un grande porto con spazi per la logistica e la retroportualità e ad est la connessione col centro storico di Taranto e le potenzialità turistiche e diportistiche”. Specie dopo che il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, lunedì scorso a Taranto ha dato l'ok alla cessione della banchina della stazione torpediniere del Mar Piccolo dalla Marina Militare al Demanio marittimo e all'Autorità portuale di Taranto per riconvertirla ad infrastruttura per la nautica da diporto e l'attracco delle navi da crociera di media grandezza. Una riconversione che, secondo uno studio di fattibilità dell'Authority, costa 30 milioni che ora devono essere cercati dal Tavolo istituzionale Taranto tra presidenza del Consiglio, ministeri, Regione Puglia ed enti locali.

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