Ora quadra del 26/09/2019

Sub appalto ENI. La nota delle agenzie marittime ISC

Non chiediamo condizioni di favore o privilegio, chiediamo solo che sulle attività che riguardano ad esempio l’appalto ENI siano applicate condizioni di ragionevolezza, rispetto del lavoro altrui e dignità da parte dell’appaltatore che si dovrebbe premurare di ottemperare il suo mandato attraverso una filiera corta se non diretta a beneficio delle realtà locali e non a detrimento di esse.

A parlare è Luigi Guida, il presidente dell’ISC, lo Ionian Shipping Consortium, il sodalizio che ormai da alcuni anni riunisce sotto l’egida della tipica imbarcazione spartana, 11 società tarantine che si occupano da anni delle attività di agenzia marittime all’interno del porto di Taranto.

Nei giorni scorsi era stato lanciato il grido di allarme. Oggi la condizione di “precarietà” nel segmento appalti viene messa a fuoco con maggiore precisione.

Sullo sfondo vi è la tutela dell’impresa e del lavoro locale, più volte evocata a Taranto, sia nei provvedimenti che riguardano il Contratto Istituzionale di Sviluppo, sia in tutti gli atti connessi al riconoscimento dell’area di crisi complessa.

Ma la realtà dei fatti è ben diversa – spiega Guida – perché nell’ormai nota teoria del ghiacciolo, nella filiera lunga del sub sub appalto, l’accordo che ENI ad esempio assume con una società britannica che in teoria si dovrebbe occupare dei servizi di agenzia marittima, fa il giro lungo partendo da Londra, passando per Genova e Brindisi e finendo a Taranto, dove agenzie e lavoratori locali svolgeranno il vero lavoro e si assumeranno il rischio di tutte le responsabilità civili e penali connesse. Alla fine il ghiacciolo sciolto lascerà a Taranto le gocce, in alcuni casi solo lo stecchino di quel grande appalto.

Insomma un lavoro che in condizioni di dignità e ragionevolezza potrebbe costare direttamente 50 finisce per costare 100, ma a Taranto lascerebbe solo la metà, della metà, della metà.

Sono le ragioni che hanno spinto gli operatori dell’ISC a rinunciare alla commessa sulle navi ENI, ma che oggi diventano la base di una piattaforma rivendicativa che lo Ionian Shipping Consortium sottopone innanzitutto al management della grande industria petrolifera e poi a tutto il parterre istituzionale e sociale del territorio.

Crediamo che sia arrivato il tempo della riconoscibilità del lavoro dei nostri operatori – dice Guida – perché sono loro che da sempre operano in quel porto con gradi di affidabilità, sicurezza e professionalità massimi.

Un servizio reso 24 ore su 24, anche nei giorni festivi, e che consente ad ogni nave arrivata al Porto di Taranto di ricevere i servizi indispensabili per l’imbarco, il suo carico e il suo equipaggio.

Gli operatori chiedono dunque di cambiare il sistema.

Per anni abbiamo ascoltato il refrain sull’impresa locale che mancava di professionalità e che non era in grado di competere sul mercato con i grandi player internazionali- continua il presidente di ISC – ma i fatti dimostrano il contrario. Siamo noi da sempre a stare lì sulle banchine del porto, a correre di fronte alla prima problematica. Il problema sono i bandi strutturati non solo sull’affidabilità, le certificazioni di qualità, il rispetto dei contratti del personale, la sicurezza, ma sui volumi di fatturato, resi possibili però strozzando proprio le imprese e i lavoratori locali.

E’ un sistema da cambiare e per tale ragione lo Ionian Shipping chiede di tornare al confronto partendo proprio dalle norme ispirate da Taranto e dal codice etico dell’impresa ENI.

Un cammino che necessita dell’aiuto di tutti a cominciare da quello della stessa impresa, passando per i rappresentanti tarantini al Parlamento, gli enti locali, le associazioni di categoria e le parti sociali.

Non a caso seguiamo da vicino il lavoro del sen. Mario Turco, componente della Commissione Finanze del Senato – sottolinea Guida – che proprio nelle scorse settimane ha presentato un Ordine del Giorno che riguarda la filiera corta in materia di subappalti, ponendo l’attenzione proprio sulle imprese private o a partecipazione pubblica che operano in aree di crisi industriale complessa come Taranto.

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