Taranto, nasce consorzio tra imprese per rilanciare porto ed economia del mare

Il Sole 24 Ore

Si chiama Ionian Shipping Consortium ed è un consorzio che mette insieme sette agenzie marittime “storiche” di Taranto. Oggi la presentazione. Sette realtà che si aggregano, pur mantenendo la loro autonomia, per dare una svolta al settore della portualità e rilanciare l'economia del mare.

Come spiegano il presidente Rinaldo Melucci e il vice Arcangelo Santamato, il consorzio, in sigla Isc, vuole rappresentare, “in controtendenza con l'attuale stagnazione dei traffici marittimi locali, la base di un cluster portuale tra gli operatori del territorio sulla scorta di quanto già esiste negli scali più importanti. Cluster in grado di sostenere le iniziative delle istituzioni e degli altri attori pubblici per il rilancio dell'area portuale di Taranto”. “Il core business - si afferma - saranno lo shipping ed il chartering, cioè i servizi tecnico-commerciali connessi al ciclo nave e le prestazioni ausiliarie dei traffici marittimi”. Ma il consorzio, si rileva, “ambisce anche a diventare un punto di riferimento culturale per la comunità portuale tarantina, e forse pugliese, nonchè formativo per gli studenti tarantini che cercano prospettive di inserimento lavorativo. Riteniamo infatti - dichiarano i promotori - che le potenzialità non raccolte dalla città, in relazione all'economia del mare, siano vaste ed alla portata delle professionalità locali. Isc vuole ricreare a Taranto profili tecnico-intellettuali della filiera marittima che abbiano valore aggiunto e che per tanto tempo sono stati appannaggio esclusivo, anche in termini di ricavi economici, di altre realtà regionali”.

Fanno parte del consorzio le società Barion, Vincenzo Caffio, Mantua & De Iacovo Shipping, Melucci Shipping, M-Log Italia, Nicola Girone della famiglia Gennarini - nome molto noto in ambito portuale - e Pentashipping. Altre due imprese hanno chiesto di entrare nel consorzio, si stanno studiando alleanze con imprese portuali, e c'è già l'adesione di una serie di operatori: 14 raccomandatari marittimi, 3 spedizionieri doganali, 2 periti navali e un broker marittimo. Lanciata una proposta di collaborazione ai grandi committenti del porto a partire dall'Ilva. In proposito i rappresentanti del consorzio evidenziano che i commissari dell'Ilva, dopo venti anni di rapporti definiti difficili col gruppo Riva - rapporti che hanno avuto anche risvolti giudiziari -, hanno “finalmente cambiato passo nei confronti degli operatori di Taranto, assegnando loro opportunità pratiche e riservando ai professionisti del porto la giusta considerazione. Ora agli imprenditori locali - si afferma - spetta essere parte attiva dei cambiamenti, anche abbandonando la paura di investire, per assumere sfide e crescere”.

E proprio grazie alle aperture di clienti come l'Ilva che sono stati reinseriti al lavoro una dozzina di addetti che, “a causa delle vicissitudini degli ultimi mesi, avevano perso il proprio impiego”. Fatto positivo, si evidenzia, perchè “ci sono capacità, esperienze e valori”. Ma il progetto sul quale si lavorerà da ora in poi è il rilancio pieno del porto di Taranto e dell'economia del mare. Coinvolgendo anche l'opinione pubblica, si punta alla “riqualificazione effettiva del rapporto tra città e mare, quest'ultimo inteso come strumento di crescita e di sviluppo”. L'idea di fondo è “ad ovest un grande porto con spazi per la logistica e la retroportualità e ad est la connessione col centro storico di Taranto e le potenzialità turistiche e diportistiche”. Specie dopo che il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, lunedì scorso a Taranto ha dato l'ok alla cessione della banchina della stazione torpediniere del Mar Piccolo dalla Marina Militare al Demanio marittimo e all'Autorità portuale di Taranto per riconvertirla ad infrastruttura per la nautica da diporto e l'attracco delle navi da crociera di media grandezza. Una riconversione che, secondo uno studio di fattibilità dell'Authority, costa 30 milioni che ora devono essere cercati dal Tavolo istituzionale Taranto tra presidenza del Consiglio, ministeri, Regione Puglia ed enti locali.

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